Il Filo Sonoro; dalla vecchiaia all’infanzia attraverso la musicoterapia

exotica 98
“non è detto che si pensi con il cervello”
Gaita, 1991

 

Suono e Senso – il recupero dell’ordine

Rosa è agitata. “Niente da fare!”  sospira l’infermiera, “se le parli, urla più forte.” Cogliendo l’esasperazione di questa apparente rassegnazione, mi dirigo verso la sua stanza. E’ in poltrona, sorretta da numerosi cuscini che non riescono a contrastare la sua posizione scomposta, collassata verso destra, le mani in grembo che si contorcono con la stessa espressione di disperazione della voce, acuta, piangente, stremata. Nel viso leggo confusione, disorientamento, gli occhi guardano nel vuoto, la bocca storta, la fronte aggrottata. Osservo la sciagura del suo stato avanzato del morbo di Alzheimer, che la isola da qualsiasi relazione significativa col mondo intorno. Mi accorgo che sto canticchiando a bocca chiusa; mi concentro sulla melodia, scoprendo che è nient’altro che la melodia magica che mia mamma mi cantava quando da piccola stavo male, una brevissima nenia ripetitiva, un mantra per scongiurare gli spiriti maligni. Apro la bocca e canto il nome di Rosa nella melodia:

Deborah 1

Raggiunta dal suono, gli urli di Rosa si trasformano in gemiti discendenti, e l’azione delle mani rallenta. Mi metto in ginocchio, regolando la  voce ad un intensità sostenuta che riempie e circonda lo spazio tra noi. La cadenza ritmica dei gemiti si appoggia sulle frasi della nenia e il registro si restringe a diventare un lamento di un semitono; anche la mia canzone si trasforma per rispecchiare l’intervallo, deviando dal maggiore al minore.

deborah 2

La mia voce trema; in contrasto, sento il movimento ritmato, sicuro, centrato del corpo e delle braccia di Rosa, che si dondola a tempo della canzone, fissando la mia faccia con un sorriso sereno. Potesse durare per sempre il canto …

deborah 3

 

Per chi lavora con la musicoterapia nella geriatria, questa scena è familiare; eppure ogni volta che mi capita di vedere una persona anziana e disintegrata dalla demenza “ritornare in sé” attraverso la musica, avverto qualcosa di misterioso e miracoloso. Che cosa è esattamente questo potere, da  cosa dipende? Qual è la differenza tra la voce parlata e quella cantata? Nel suo libro su “musica, simbolo, inconscio” Denis Gaita la spiega così:

[dalle lingue indoeuropee] Da mu (stare a bocca chiusa, mugolare) deriva mistero, da bha (bocca aperta, parlare), favola. Il mistero si oppone alla favola, l’accennare al raccontare, la bocca chiusa che canta a quella aperta che spiega, come simboli corporei di due modi del pensiero, quello che allude e quello che dice.
(Gaita 1991: 39, corsivo e parentesi originali).

 

Quando parliamo, nonostante il contorno prosodico della voce, l’espressione dei nostri pensieri concettuali impegna soprattutto le funzioni razionali. Nel canto, invece, gli elementi prosodici non solo si rinforzano, ma diventano gli organizzatori principali dell’espressione, attraverso il tempo, il ritmo, l’intensità e la qualità timbrica. Sono i parametri principali della musica che accompagnano la nostra storia filo- e ontogenetico, fin dal primo momento di vita, con il contrappunto che si sviluppa tra il battito cardiaco della mamma e quello del feto. Così la nostra esperienza musicale si genera al livello sensomotorio nell’organizzazione fisiologica del corpo, e già prima di nascere acquisisce gli attributi dei flussi emotivi associati. Ma è soprattutto nel periodo post-natale e nella prima infanzia che questa musicalità innata ci permette lo sviluppo delle prime relazioni con il mondo circostante, in particolare con le figure curanti.
Abbiamo iniziato a capire quanto la musica sta alla base della comunicazione mamma-neonato a partire degli anni sessanta con le prime ricerche condotte dal pediatra americano Thomas Brazelton, basate sull’osservazione della diade primaria. Alle sue osservazioni si sono aggiunte le elaborazioni psicodinamiche nel lavoro del psicoterapeuta Daniel Stern (1985) e numerose ricerche di natura musicologica, pedagogica, e neuroscientifica, ampiamente presentate nel libro di Malloch e Trevarthen (2009).
La scansione squisitamente musicale degli scambi supporta la costruzione dei sensi e dei significati che il neonato imparerà a dare alle sue esperienze. Ogni percezione, ogni emozione e, con i mesi che passano, ogni proto-pensiero nascerà da un contesto fenomenologico caratterizzato dai parametri musicali. Così anche le funzioni mentali più sofisticate dell’attenzione, e in particolar modo della memoria si formeranno su un substrato solidamente musicale. Il neurologo Oliver Sacks ha descritto in molti dei suoi racconti la funzione salva-memoria della musica nei soggetti colpiti dalle più varie offese neuro-psichiche.
Quando l’organizzazione mentale si arrende sotto la pressione di una malattia come il morbo di Alzheimer, la memoria dei vissuti non si cancella, ma recede sotto la soglia della coscienza, come le capacità motorie di controllo posturale o di espressività facciale.  Ecco il potere misterioso e miracoloso della musica, capace di richiamare dalle ombre questa memoria, queste capacità e di ripristinare la loro funzione, come scrive Sacks:

La musica ha il potere di preservare le sequenze e di fare questo anche quando altre forme di organizzazione (inclusa quella verbale) falliscono.
(Sacks 2007: 237, parentesi originali TdA) (1)

 

Voce e Risonanza – la ricerca dell’identità

Per Rosa, la musicoterapia aiuta a recuperare le funzioni acquisite nello sviluppo normale, ma compromesse nella vecchiaia. Per chi invece nasce privato della possibilità di sviluppare le funzioni mentali attraverso le cure materne, la musicoterapia può rappresentare una modalità alternativa di costruzione del senso di sé in relazione al mondo circostante.

Federica, una giovane donna pluriminorata, vive in una bellissima casa famiglia, benvoluta da tutti. Dopo un’infanzia ed un’adolescenza tormentata e tempestosa, all’età di venti anni, con l’aiuto della “giusta” dose di terapia farmacologica anti-epilettica, appare molto tranquilla. La sua voce si sente solo attraverso l’affettuosa fantasia delle figure curanti. Presenzia il gruppo di musicoterapia, dove risulta difficile capire il livello della sua partecipazione. Qualsiasi dubbio sparisce, invece, durante la breve seduta di musicoterapia individuale.
Federica è cieca e per molti anni era proclamata anche sorda. Sta perfettamente ferma durante il passaggio nella sua sedia a rotelle verso una delle stanze piccole, purtroppo sempre raggiunta dai rumori ambientali. Stiamo alcuni minuti in silenzio, permettendo di calarmi nella cadenza del suo respiro.  Poi lentamente frugo nella cesta degli strumenti cercando i campanellini. Immediatamente Federica gira la testa nella direzione del tintinnio e la sua lingua si muove in avanti e in dietro imitando la suzione. Lasciando ampi silenzi, inizio a sonorizzare con la mia voce i suoi movimenti, cercando di riflettere la dinamica del gesto nella forma e l’intensità delle mie frasi. Ed ecco che emerge la voce di Federica, calda, accogliente, morbida, stimolata e incuriosita dai messaggi che arrivano da fuori ma che lei sa hanno a che fare con lei

file da ascoltare:

Canta in piccole frasi di due note discendenti. E’ un repertorio che conosco, che si contestualizza nelle note del modo dorico di Re. Ormai non mi sorprende più la costanza delle note che canta; è probabile che abbia un orecchio assoluto. (2) Lascio i campanellini e prendo la bacchetta del metallofono. Rispondo alle chiamate di Federica, ripetendo la frase musicale sulle piastre che risuonano come un eco, confermando il suo discorso sonoro anche con la mia voce. Lei muove la testa ad assumere una posizione tesa nell’ascolto e la sua faccia si illumina con un sorriso raggiante. In questi momenti so chi è Federica, e voglio credere che anche lei abbia un senso di sé, per quanto primitivo e meramente emergente.

Negli scambi della diade primaria, una delle funzioni più importanti per lo sviluppo del senso di sé nel neonato è la capacità istintiva della mamma di riflettere adeguatamente gli stati che apprende nel piccolo e di assegnargli un significato. Nella teoria psicoanalitica di Wilfrid Bion (1962), è denominata la funzione “reverie”, che crea un riflesso dei vissuti dell’altro.

L’aspetto del “rispecchiare” è catturato perfettamente da un altro grande psicoanalista Donald Winnicott:
Cosa vede il bambino quando guarda nel viso della mamma? Propongo che, normalmente, il bambino vede se stesso. (Winnicott, 1971: 112, TdA) (3)
Il rispecchiamento che Federica non ha potuto utilizzare all’inizio della vita è ripresentato in forma sonora attraverso la musicoterapia, che lei sa sfruttare con una determinazione che testimonia la sua straordinaria forza vitale e la voglia di “esserci”.

 

Spazio e Tempo – l’emergenza della storia

Secondo Stern (2010), la forza vitale, il nostro senso di essere, emerge primariamente come movimento:

Il movimento, e la sua propriocezione, costituisce la manifestazione primaria dell’essere animato e provvede al senso primario di vitalità.(Stern, 2010: 9, TdA) (4)

Qui Stern pone la base per la sua “teoria delle forme vitali”, che descrive il processo universale alla base della percezione umana, sulla quale si costruisce ogni sviluppo sensoriale, affettivo o cognitivo. Gli attributi che qualificano il movimento sono identificati da Stern come spazio, tempo, intensità e direzione. Di nuovo colpisce la rilevanza della musica che struttura il suono (movimento) nello spazio e nel tempo attraverso cambiamenti di intensità e intenzionalità.
Nella pratica della musicoterapia che si basa sull’improvvisazione libera, il musicoterapeuta si lascia “in-formare” dalle ‘forme vitali’ sonori sugli stati psicofisici della persona in terapia.  Così le musiche raccontano, anche laddove non c’è una capacità di comunicazione verbale efficace.
Suonando con Amanda, ho assistito al raggiungimento di uno stadio di sviluppo essenziale per poter raccontare la propria storia, una storia per lei inaccessibile per molti anni a causa di una prima infanzia terribilmente privata, alla quale lei era sopravvissuta rifugiandosi nella psicosi come “strategia di coping”. (5) Per due lunghi anni, sdraiata in posizione fetale sul tappeto, ha comunicato attraverso le sue musiche uno stato assolutamente indifferenziato nello spazio e nel tempo, che la mia fantasia associava con la vita intrauterina. Nonostante un buon recupero delle capacità psicomotorie rispetto ai suoi sette anni, nell’ambiente musicoterapico non era ancora nata, e non avendo coordinate spazio-temporali stabili, qualsiasi narrazione della propria storia le era preclusa. 

 

file da ascoltare:

La musicoterapia ha permesso quello che la Simona Katz Nirenstein descrive come “l’attivarsi di meccanismi di sviluppo bloccati o atrofizzati” (2003: 238, TdA) (6). Lasciamo ad Amanda concludere questo breve viaggio nel mondo della musicoterapia, con la sua “canzone per stare bene” composta nel quinto anno di trattamento e cantata insieme a me, solidamente accompagnata dai suoi colpi sul tamburo, a dimostrazione dell’acquisizione dell’orientamento spazio-temporale, che ha liberato le sue capacità narrative straordinarie, permettendo la ricostruzione della sua storia e l’integrazione del suo essere.

 

file da ascoltare:

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“La miracolosa forza della musica è tutta qui: nel far pensare senza parlare.” (Gaita, 1991)

 

 

Note
¹ Testo originale: “Music has the power to embed sequences and to do this when other forms of organization (including verbal forms) fail”
² L’orecchio assoluto denota l’abilità di identificare il nome di qualsiasi tono musicale sentita con riferimento alla nomenclatura condivisa; riferisce quindi ad un’acquisizione culturale. Alcune teorie dello sviluppo evolutivo comunque, ipotizzano una categorizzazione percettiva musicale assoluta che precede questa fase di apprendimento. Sacks (2007: 129) cita una ricerca di Saffron e Griepentrog che sosterrebbe l’ipotesi che l’orecchio assoluto sia un’abilità innata universale e adattiva nel periodo immediatamente post-natale, ma che viene presto abbandonata a favore dello sviluppo di altri meccanismi più adattivi per l’acquisizione del linguaggio concettuale. Se questo fosse vero, sarebbe probabile trovare la persistenza dell’orecchio assoluto laddove gli sviluppi comunicativi normale non sono avvenuti.
³ testo originale: “What does the baby see when he or she looks at the mother’s face? I am suggesting that, ordinarily, what the baby sees is himself or herself.”
⁴ testo originale: “Movement, and its proprioception, is the primary manifestation of being animate and provides the primary sense of aliveness.”
⁵ La ‘strategia di sopportazione’ riconosce una motivazione adattiva in un comportamento apparentemente aberrante.
⁶ testo originale: “to set in motion blocked or atrophied mechanisms of psychological development.”

Tutti i dettagli personali dei casi clinici sono stati cambiati.
L’autrice ringrazia le famiglie coinvolte per il permesso dell’uso del materiale.

Bibliografia
Gaita, D., 1991. Il pensiero del Cuore: musica, simbolo, inconscio. Milano: Bompiani
Katz Nirenstein, S., 2003. ‘The Knight Inside the Armour: Music Therapy with a Deprived Teenager’. In Hadley, S., Psychodynamic Music Therapy: case studies (pp.225-240).
Gilsum NH: Barcelona Publishers Malloch, S. e Trevarthen, C., eds., 2009. Communicative Musicality. London: Oxford University Press
Sacks, O., 2007. Musicophilia. London: Picador
Stern D. N., 1985. The Interpersonal World of the Infant. New York: Basic Books
Stern D. N., 2010. Forms of Vitality: Exploring Dynamic Experience in Psychology,the Arts, Psychotherapy, and Development. Oxford: Oxford University Press
Winnicott, D.W., 1971. Playing and Reality. London: Tavistock

By | 2019-08-06T10:21:05+00:00 22 Luglio 2019|